"COLORO CHE…" GLI UOMINI DOLCI E NON COMPRESI

Oggi vi voglio parlare di una particolare categoria di uomini: gli uomini che hanno una forte componente di energie femminile inespressa.

Quando, durante una costellazione, un cliente mi parla di questa parte di sé, spiegandomi che nella propria vita ha ripetutamente cercato “fare l’uomo” (1), ma che poi tale atteggiamento lo ha portato a stare male, spesso anche ad ammalarsi, io mi riempio di tenerezza.

Sì, tenerezza. Questo è l’effetto che, in generale, le costellazioni hanno su di me.

Adoro questo mio lavoro perché ciò che faccio non ha il fine né di guarire, né di ‘aggiustare’ qualcosa di rotto. Io costello per amore per la vita e per la comprensione della direzione che tutti abbiamo ed è inesorabile: vivere, vivere, vivere!

Ci metto tutta la mia passione perché è un lavoro che mi piace tantissimo. Mi sento un po' come una traduttrice, trasformo in parole e in immagini ciò il cliente ha già dentro di sé, ma che ancora non riesce ad ‘acchiappare’.


…ma torniamo ai nostri uomini con grande energia femminile repressa…

Dicevamo che quando un cliente mi parla di sé, portando la tematica di voler esprimere la propria dolcezza, spesso il sistema familiare porta alla luce un papà e di conseguenza un nonno che avrebbero voluto manifestare il propria lato femminile, ma che per l’epoca, gli usi e i costumi hanno dovuto reprimere recitando, per un’intera vita, il ruolo del ‘macho’.

Tenete conto che parecchi di loro (soprattutto nonni) hanno fatto la guerra, alcuni le hanno fatte entrambe. E questo non dava modo di poter seguire il voler essere un'artista o il volersi prendere del tempo per... tutto questo non era contemplato. Solo lavoro e doveri.

Tutta questa repressione, unita alle difficoltà di quei tempi, ha causato in loro molta sofferenza.

La loro è stata spesso una vita all’insegna della finzione e quindi della frustrazione.

Questo modo di vivere, che un tempo veniva praticamente imposto, li ha spesso condotti a chiudersi completamente in loro stessi, dimenticando a livello conscio quali fossero i loro sogni e desideri e, di conseguenza, diventando adulti e anziani intrattabili o apparentemente incapaci nelle relazioni umane. Oppure ancora, sono diventati uomini che ad un certo punto della loro esistenza sono scappati dalle loro famiglie, non hanno più retto quel tipo di vita.

Ovviamente questo malessere si è ribaltato sulle loro famiglie, passando come ‘testimone’ di padre in figlio. Ed ecco il mio cliente.

Lo so che è difficile comprendere un padre che ci ha abbandonati o che è stato assente (così come è difficile comprendere di avere una mamma marziale o assente), ma se non facciamo lo sforzo di capire le loro vite, le loro storie, non potremo mai avere pace.

Basterebbe ‘tenere tutta la propria famiglia nel cuore’ e tutto filerebbe liscio, ma come fare quando davanti a me ho una persona che soffre per certe grandi mancanze o traumi?

Io, spesso, racconto una storia.

Chiaramente non è una storia inventata.

È la stessa storia che mi racconta il cliente parlandomi della sua famiglia, ma io gliela racconto in modo che lui possa comprendere e, in certo senso e per pochi istanti, possa provare ciò che i suoi antenati hanno vissuto e provato.



Ovviamente questo non ha lo scopo fargli prendere il posto qualcun altro (tutt’altro!), ma di far com-predere (con-tenere = tenere nel proprio cuore) la sacralità della vita di chi è venuto prima e che ha permesso, a chi è venuto dopo, di nascere.

Se vediamo la grandezza di nostro padre e di suo padre, possiamo rimetterci al nostro posto.

Il posto di figlio, nipote o bis-nipote e così via….

Noi, rispetto a loro, siamo piccoli (perché siamo venuti dopo) e, per stare bene, basterebbe solo stare al nostro posto amando tutti coloro che sono venuti prima di noi. Ma per fare questo, è necessario sentire in noi quanto loro siano stati e siano tutt’ora fondamentali per la nostra esistenza e indispensabili al nostro VIVERE.

Chi non ha nel proprio cuore i genitori, i nonni, gli esclusi e/o i dimenticati della propria famiglia tenderà a sopravvivere, mentre io sono ASSOLUTAMENTE CERTA CHE SIAMO NATI PER LA VITA!

Quindi, è indispensabile uscire dalla condizione di accusa e giudizio perché in essa restiamo vittime e le vittime non hanno una VITA.

Spesso le vittime dicono di voler stare bene, ma al tempo stesso vanno in giro tenendo in mano (e con un certo orgoglio) la loro coppa di “CAMPIONE DI VITTIMISMO”.

Va dunque compresa (verbo super ricorrente in questo post!) la difficoltà di ciò che ogni persona ha vissuto, ma questo non ci deve impedire di ricordare che possiamo rimettere ordine.

Possiamo aprire il nostro cuore.

Possiamo comprendere e, vi assicuro, che (alla fine) non si tratta nemmeno di perdonare.

Se capiamo cosa ha spinto una persona a fare una determinata cosa, sappiamo che non ha bisogno del nostro perdono né della nostra ‘carità’: quella persona solo ha bisogno di essere vista, rispettata e riconosciuta.

Essa ha fatto del proprio meglio, come noi stiamo facendo del nostro meglio.

Restiamo, o meglio, torniamo al nostro posto: con gli antenati nel cuore e la loro forza alle nostre spalle non c’è nulla da temere, debbiamo solo avere il coraggio di vivere!


Con amore,

Paola


(1) magari in futuro vedremo meglio il vero significato di "fare l'uomo"


dal 09 al 12 settembre 2021

RESIDENZIALE ESPERIENZIALE


BENESSERE È
Conoscersi Accettarsi Amarsi per Vivere Felici

Il nostro SENTIRE come strumento per vivere realizzati e fare ciò che ci piace


con

Paola Costa

per le attività di gruppo: riconnessione al Corpo Sacro, Costellazioni Familiari e giochi!

e

Gabriel Aiello

per la preparazione e la cura dei pasti


Tra pochi giorni vi forniremo i dettagli, stay tuned!!!


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